Intervista alla startup GreenBone

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Intervista alla startup GreenBone


Un femore umano dal ramo di un albero. Incontriamo da vicino la startup faentina nata da una costola dell’Istituto di Scienze e Tecnologia dei Materiali Ceramici del CNR e che ci farà dire addio a protesi scarsamente efficienti. Per scoprire come dalla Ricerca possano nascere nuove idee imprenditoriali vincenti, Dario Monti -  responsabile dell’area Startup & Neoimprenditoria di Centuria – ha intervistato Lorenzo Pradella, cofondatore, CEO&COO di GreenBone Ortho s.r.l.

Dott. Pradella, ci spieghi di cosa si occupa GreenBone.
GreenBone sviluppa un dispositivo medico innovativo in ambito ortopedico-traumatologico per la risoluzione di situazioni cliniche particolarmente gravi. In particolare pazienti che in seguito a varie cause quali traumi o tumori si ritrovano ad aver perso porzioni considerevoli delle ossa lunghe portanti carico. L’elevata incidenza di tali danni che spesso portano a significative menomazioni rende GreenBone potenzialmente rivoluzionario nella pratica clinica.

Come è nata l’idea?
Il gruppo di ricerca all’ISTEC-CNR di Faenza guidato dalla dott.sa Tampieri è stato veramente geniale nel concepire tale approccio. Le nostre ossa sostanzialmente portano peso e fanno passare vasi sanguigni. Hanno intuito come altre strutture presenti in natura che svolgono funzioni simili alle ossa quali le piante – portare peso e fare passare vasi linfatici in questo caso – potessero avere una struttura interna altrettanto simile a quella delle nostre ossa. Grazie alle elevate competenze chimiche, fisiche ed ingegneristiche sono riusciti a trasformare alcuni particolari tipi di legno in un impianto con la stessa composizione chimica dell’osso conservando la capacità del legno stesso di portare peso. Il risultato rivoluzionario è un materiale in grado di rigenerare osso naturale avendo contemporaneamente la portanza di carico e quindi la possibilità di movimentare il paziente prima e meglio.  Visti i risultati precedentemente raggiunti dalla dott.sa Tampieri nello sviluppare materiali innovativi in campo ortopedico già ampiamente utilizzati in clinica non c’è davvero da stupirsi.

Come avete trovato investitori interessati a finanziare il progetto?
Il panorama italiano del venture capital si sta progressivamente sviluppando anche se ancora ridotto rispetto ad altri Paesi, in particolare USA, Europa settentrionale ed Israele. Esiste però una discreta platea di investitori privati che in singolo o associati in club deal rappresentano un valida opportunità per chi cerca finanziatori. Il nostro approccio ha puntato a coagulare investitori privati e pubblici. Abbiamo avuto un buon riscontro e siamo riusciti a raccogliere risorse importanti. Zernike Meta Venture, con il fondo Ingenium della Regione Emilia Romagna, è il nostro lead investor.

Qual è lo stato attuale del progetto, le prospettive future?
Vogliamo arrivare a dimostrare che questo materiale davvero innovativo risolve i problemi clinici precedentemente descritti. Marcatura CE e test in clinica su pazienti con gravi danni ossei sono i nostri prossimi obbiettivi. Sviluppare dispositivi medici impiantabili e residenti nel corpo umano richiede tempi importanti come previsto dalle normative internazionali. Puntiamo a completare lo sviluppo clinico in quattro anni.

Ricerca e business: un binomio possibile quindi?
Non solo possibile ma obbligato. L’Italia ha eccellenze in campo scientifico, come dimostra ISTEC-CNR. Va ulteriormente sviluppata la traslazione dalla ricerca applicata allo sviluppo d’impresa. Questo necessita di un tessuto finanziario-industriale più incline all’investimento in startup innovative anche di dimensioni importanti. Ma anche di un sistema di ricerca pubblica che sempre di più comprenda come auto-finanziarsi attraverso la valorizzazione delle scoperte e quindi dei brevetti generati attraverso la creazione di start-up sia il vero indicatore di successo. Stiamo migliorando significativamente, come dimostrano recenti successi di exit importanti. Ma ancora molto rimane da fare, anche a livello politico istituzionale nel favorire davvero tale percorso ed essere efficacemente competitivi con i paesi più avanzati in tale ambito.

Qual è il valore aggiunto di essere insediati in un incubatore?
Ritrovarsi in un ambiente dove si “respira” lo spirito start-up e si condividono soddisfazioni e problemi comuni tra iniziative imprenditoriali diverse aiuta molto e porta  ad una forte contaminazione e cross-fertilization, come si dice in gergo. In generale direi che gli elementi di maggior valore che l’Incubatore offre sono sia costi di mercato competitivi in termini di affitto e utenze ma soprattutto accesso a servizi a elevato valore aggiunto, quali ad esempio consulenza legale e brevettuale, attraverso network fidelizzati e relazioni con l’ecosistema nazionale e internazionale dell’innovazione.

Un consiglio per chi sta per lanciare la propria startup
Il futuro è questo, non ci sono alternative. Il mondo sta sempre più andando in questa direzione. Fiducia nel futuro, un team robusto e professionale, investitori seri e determinati sono gli ingredienti base. Ovviamente le innovazioni scientifiche devono essere di alto livello e di valore internazionale. ISTEC-CNR ed altri dimostrano che ciò è possibile anche da noi.

 
 
 

Stay tuned!

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